Viviamo nel creditismo, non nel capitalismo. Perché il nostro sistema monetario si basa sul debito invece che sul capitale.
Riassunto
Il nostro sistema monetario attuale viene spesso definito capitalismo. Tuttavia, osservandolo più attentamente emerge un quadro diverso. La maggior parte del denaro non nasce da capitale risparmiato, ma dalla concessione di nuovi crediti. Quando le banche concedono prestiti, allo stesso tempo viene creato nuovo denaro. Questo denaro però non rappresenta capitale precedentemente accumulato, ma un debito.
In un sistema di questo tipo la quantità di denaro cresce continuamente, perché nuovi crediti devono essere costantemente contratti per rifinanziare i debiti esistenti. Nasce così una dinamica strutturale di espansione, inflazione e aumento dell’indebitamento. Allo stesso tempo traggono il maggiore vantaggio coloro che hanno accesso anticipato a nuovi crediti e a tassi di interesse bassi. Possono consumare o investire per primi con denaro appena creato, mentre tutti gli altri, in particolare i risparmiatori, pagano più tardi prezzi più alti.
La Scuola Austriaca di economia descrive il capitale in modo diverso. Il capitale nasce dal risparmio volontario e dagli eccedenti reali di produzione. Solo questo capitale accumulato permette investimenti sostenibili e progresso economico. Il credito dovrebbe nascere dal capitale esistente, non da un’espansione artificiale della quantità di denaro.
La differenza tra denaro stabile e denaro debole diventa qui particolarmente evidente. Il denaro debole può essere aumentato in qualsiasi momento e favorisce l’espansione del debito. Il denaro stabile invece è scarso e costringe un’economia a lavorare con capitale reale. Allo stesso tempo un sistema basato su denaro stabile comporterebbe anche nuove forme di disciplina finanziaria per gli Stati e per le grandi imprese. Se il denaro non può essere creato arbitrariamente, spese, investimenti e debiti devono essere nuovamente orientati alle risorse realmente disponibili.
Bitcoin rappresenta per la prima volta dopo molto tempo una forma di denaro digitale la cui quantità non può essere ampliata tramite decisioni politiche o espansione del credito. Il credito non nasce quindi da nuova creazione monetaria, ma da capitale già esistente. Si apre così la possibilità di un sistema finanziario in cui il credito torni a basarsi maggiormente sui risparmi reali.
Si apre quindi una nuova prospettiva sul denaro, sul capitale e sul credito, e sulla domanda se il nostro sistema attuale possa davvero essere definito capitalismo.
Capitale e credito – una differenza fondamentale
Il capitale è il risultato della produzione e del risparmio. Quando le persone producono più di quanto consumano immediatamente, nasce un surplus. Questo surplus può essere conservato e successivamente utilizzato per investimenti. Nella logica economica classica il capitale è quindi sempre il risultato di prestazioni passate.
Il credito invece è una promessa di prestazione futura. Un credito permette di utilizzare oggi risorse che dovranno essere prodotte solo domani. Il credito può essere uno strumento utile, purché sia basato su capitale realmente esistente.
In un sistema economico sano il credito nasce quindi da capitale precedentemente risparmiato. Le persone rinunciano oggi al consumo e mettono i propri risparmi a disposizione di altri che possono utilizzare questi mezzi in modo produttivo.
Nel nostro sistema monetario attuale questo legame è però in gran parte scomparso. Le banche non concedono crediti principalmente a partire dai depositi precedentemente risparmiati, ma creano nuovo denaro al momento della concessione del prestito. Questo nuovo denaro entra immediatamente nell’economia e aumenta la quantità di denaro disponibile.
Si crea così una situazione paradossale: il denaro non nasce più dal capitale, ma dal debito.
La logica del sistema monetario moderno
La maggior parte del denaro attuale nasce nel sistema bancario. Quando viene concesso un credito, nasce contemporaneamente un nuovo deposito sul conto del debitore. Questo deposito può essere speso immediatamente e funziona come qualsiasi altro denaro.
Dal punto di vista economico ciò significa che nuovi debiti generano automaticamente nuovo denaro. Più crediti vengono concessi, più grande diventa la quantità di denaro.
L’espansione del debito diventa quindi una condizione strutturale per il funzionamento del sistema. Senza nuovi crediti la quantità di denaro ristagnerebbe o addirittura si ridurrebbe. Poiché però sugli attuali debiti devono essere pagati interessi, nasce una pressione permanente a contrarre nuovi prestiti.
Questa dinamica porta a un’ulteriore conseguenza. Gli attori che hanno accesso per primi al denaro appena creato sono quelli che ne beneficiano maggiormente. Banche, grandi imprese o istituzioni statali possono spesso ottenere crediti a tassi molto bassi e utilizzare questo nuovo denaro per investire o consumare.
I prezzi nell’economia però non reagiscono immediatamente in modo uniforme. In questo modo i primi destinatari del nuovo denaro possono acquistare beni, immobili o asset a prezzi più bassi. Solo successivamente i prezzi aumentano in modo più diffuso.
Le persone che invece consumano con denaro risparmiato si trovano di fronte a prezzi già aumentati. Il loro potere d’acquisto diminuisce. Questo fenomeno è spesso descritto in economia come effetto Cantillon.
Inflazione come conseguenza di un sistema basato sul debito
Quando la quantità di denaro cresce più rapidamente della produzione reale di beni e servizi, ogni singola unità monetaria perde potere d’acquisto. Questo processo si manifesta in prezzi crescenti, valori patrimoniali in aumento e crescente disuguaglianza patrimoniale.
L’inflazione non è quindi solo un fenomeno monetario, ma una conseguenza strutturale di un sistema in cui il denaro viene costantemente creato.
Questo sviluppo è particolarmente visibile nei beni patrimoniali come immobili, azioni o terreni. Mentre i tassi ufficiali di inflazione appaiono spesso moderati, i prezzi reali degli asset sono aumentati fortemente in molti paesi negli ultimi decenni.
Per i risparmiatori ciò significa una lenta erosione del potere d’acquisto. Chi risparmia aspetta. Chi ha accesso al credito può agire prima.
La prospettiva della Scuola Austriaca
La Scuola Austriaca di economia considera il capitale il fondamento centrale di un’economia sana. Il risparmio costituisce la base per gli investimenti. Solo quando sono disponibili risorse reali dovrebbero essere avviati progetti di lungo periodo.
Se però il denaro viene creato artificialmente tramite espansione del credito, i segnali economici vengono distorti. Tassi di interesse bassi danno l’impressione che sia disponibile più capitale di quanto realmente esista.
Le imprese investono allora in progetti che, in condizioni di capitale realistiche, forse non sarebbero mai stati avviati.
Queste allocazioni errate portano nel lungo periodo a crisi economiche e fasi di correzione.
Da questa prospettiva molte crisi finanziarie non sono eventi casuali, ma la conseguenza logica di un sistema monetario basato sul credito.
Denaro stabile come fondamento della formazione del capitale
In un sistema con denaro stabile la quantità di denaro è limitata o molto difficile da espandere. Storicamente l’oro ha svolto questo ruolo per molti secoli. La sua scarsità naturale impediva un’espansione arbitraria della quantità di denaro.
Quando il denaro è scarso il risparmio acquista maggiore importanza. Il capitale nasce nuovamente da eccedenze reali invece che dalla creazione di credito.
Gli investimenti vengono pianificati con maggiore prudenza e con una prospettiva più lunga, perché si basano su risorse realmente disponibili. Il credito nasce dai risparmi e non da nuove unità monetarie create.
Una tale struttura monetaria avrebbe anche profonde conseguenze per gli Stati e per le grandi imprese. Se il denaro non è illimitatamente disponibile, i deficit non possono essere finanziati permanentemente con nuovo debito. I bilanci devono essere gestiti in modo più equilibrato, gli investimenti devono essere valutati con maggiore attenzione e la sostenibilità di lungo periodo diventa centrale.
Il denaro stabile agisce quindi come un meccanismo di disciplina economica. I progetti inefficienti diventano più rapidamente visibili, mentre gli investimenti produttivi passano in primo piano. L’efficienza assume così un nuovo significato.
Bitcoin e il ritorno alla scarsità monetaria
Bitcoin introduce per la prima volta dopo molto tempo un bene monetario la cui quantità è assolutamente limitata. In totale non esisteranno mai più di 21 milioni di Bitcoin.
Questa scarsità non può essere modificata politicamente e non è controllata da banche centrali. È ancorata matematicamente nel protocollo.
Nasce così una forma di denaro digitale che assomiglia molto più al denaro stabile che al sistema monetario FIAT attuale. Mentre le valute tradizionali possono essere continuamente espanse, la quantità di denaro di Bitcoin rimane stabile nel lungo periodo.
Interessante è anche un nuovo sviluppo nel settore finanziario attorno a Bitcoin. Invece di vendere Bitcoin per ottenere liquidità, i possessori possono sempre più spesso ottenere crediti garantiti dai propri Bitcoin.
Ciò significa che la liquidità non nasce dalla stampa di nuove unità monetarie, ma dall’utilizzo di capitale già esistente come garanzia.
In questo modello il credito torna a basarsi maggiormente su patrimoni reali e non sull’espansione artificiale della quantità di denaro. Nasce una nuova logica finanziaria in cui risparmio, proprietà e capitale tornano ad avere un ruolo centrale.
Viviamo davvero nel capitalismo
Il termine capitalismo suggerisce un ordine economico basato sulla formazione del capitale. Nella realtà del nostro sistema finanziario attuale però l’espansione del debito gioca un ruolo molto più grande.
Una grande parte dell’attività economica è finanziata da crediti che derivano da denaro appena creato. Il capitale nel senso classico viene in parte sostituito.
La domanda centrale non è quindi solo quanto capitale possieda una società, ma quanta della sua attività economica si basi realmente sul risparmio reale.
Quanto più un sistema dipende dall’espansione del credito, tanto meno corrisponde all’ideale di un sistema economico basato sul capitale.
Un possibile cambiamento
La crescente discussione su denaro, inflazione e debito mostra che sempre più persone iniziano a mettere in discussione le basi del nostro sistema finanziario.
Tecnologie digitali, mercati globali dei capitali e nuove forme di beni digitali scarsi stanno cambiando il modo in cui pensiamo al denaro.
Bitcoin in questo contesto è meno un’innovazione tecnologica e più un’innovazione monetaria. Ripropone la domanda fondamentale sulla natura del denaro.
Se il credito tornasse a nascere maggiormente da capitale reale invece che dall’espansione della quantità di denaro, anche la struttura dell’economia potrebbe cambiare. Il risparmio tornerebbe a essere una forza produttiva invece che una posizione lentamente svalutata.
Allo stesso tempo il denaro stabile significherebbe una nuova forma di disciplina finanziaria anche per Stati e grandi imprese. Gli investimenti dovrebbero basarsi di nuovo su risorse realmente disponibili, le strutture inefficienti diventerebbero più visibili e le decisioni economiche verrebbero pensate su orizzonti temporali più lunghi.
Bitcoin dimostra già oggi che un diverso fondamento monetario è possibile. Un fondamento in cui scarsità, proprietà, capitale ed efficienza tornano a svolgere un ruolo centrale.
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