La massa monetaria dell’euro è aumentata di oltre il 270 % dalla sua introduzione. Conseguenze per privati e imprese.
Riassunto
Dalla nascita dell’euro la massa monetaria M2 è passata da circa 4–5 trilioni a oltre 16 trilioni di euro. Ciò corrisponde a un’espansione superiore al 270 %. Questa dinamica non rappresenta un dettaglio statistico ma l’espressione di un sistema fondato sull’espansione del credito. Quando la quantità di moneta cresce più rapidamente dell’economia reale ogni singola unità monetaria perde gradualmente potere d’acquisto.
Dal 1999 il livello generale dei prezzi nell’area euro è aumentato di circa l’80–85 %. In termini reali l’euro conserva oggi soltanto il 54–57 % del suo potere d’acquisto originario. La perdita effettiva si colloca quindi tra il 43 e il 46 %. Anche un’inflazione media del 2,1 % annuo produce nel tempo un’erosione significativa del capitale. Per i privati questo significa risparmi meno solidi. Per le imprese significa riserve di liquidità meno robuste.
Bitcoin rappresenta per la prima volta un bene digitale assolutamente scarso e costituisce un’alternativa strutturale al sistema monetario inflazionistico.
L’espansione strutturale della massa monetaria
La massa monetaria M2 comprende contante depositi a vista e depositi a breve termine. Misura quindi la quantità di moneta immediatamente disponibile nell’economia. Dall’introduzione dell’euro essa è cresciuta da circa 4–5 trilioni a oltre 16 trilioni. L’incremento supera ampiamente il 270 %.
L’aumento è stato particolarmente marcato dopo la crisi finanziaria del 2008 e durante gli anni 2020–2022. In periodi di tensione economica il sistema FIAT reagisce con nuova liquidità. La creazione di credito genera nuova moneta. La stabilizzazione a breve termine comporta espansione nel lungo periodo. La moneta in questo sistema non è un bene scarso ma uno strumento politico.
La conseguenza non è immediata ma diventa evidente nel tempo.
L’inflazione agisce lentamente ma con costanza
L’inflazione viene spesso sottovalutata perché appare contenuta nei periodi normali. Due punti percentuali annui sembrano trascurabili. Nel tempo però l’effetto è rilevante.
Con un’inflazione costante del 2 % annuo il potere d’acquisto dopo vent’anni si riduce al 67 % circa del valore iniziale. La perdita ammonta quindi a circa il 33 %. Con un’inflazione del 3 % restano soltanto il 55 % del potere d’acquisto originario. La perdita sale intorno al 45 %.
Un capitale di 100’000 euro non remunerato vent’anni fa equivale oggi in termini reali a circa 55’000–67’000 euro. Nominalmente il saldo appare invariato. Realmente una parte sostanziale del valore è scomparsa.
Nel 2022 l’inflazione nell’area euro ha raggiunto il 10,6 %. Anni di questo tipo accelerano in modo significativo l’erosione. Dal punto di vista economico l’inflazione agisce come una tassa nascosta. Riduce progressivamente il potere d’acquisto dei risparmi senza una decisione esplicita. I debitori risultano relativamente avvantaggiati mentre i risparmiatori sopportano il costo.
La stabilità del saldo non equivale alla stabilità del potere d’acquisto.
Inflazione ufficiale e prezzi degli asset
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo misura l’evoluzione dei beni e servizi. Dal 1999 i prezzi sono aumentati dell’80–85 %. Questo implica che 100 euro del 1999 valgono oggi soltanto 54–57 euro reali.
La liquidità però non si dirige esclusivamente verso i beni di consumo. Una parte significativa confluisce negli asset finanziari e immobiliari. I prezzi delle abitazioni e dei mercati azionari sono cresciuti fortemente negli ultimi decenni. Una quota deriva dalla crescita economica. Un’altra dalla maggiore quantità di moneta in circolazione.
Chi detiene soltanto liquidità non subisce solo l’inflazione dei consumi ma anche l’aumento dei prezzi degli asset.
Conseguenze per imprese e PMI
Per le imprese questa dinamica comporta implicazioni strategiche. L’espansione monetaria influisce sui costi delle materie prime sui salari e sugli investimenti. Le riserve di cassa non investite perdono progressivamente valore reale.
La liquidità operativa resta essenziale. Le riserve strategiche mantenute esclusivamente in una valuta che ha perso oltre il 40 % del suo potere d’acquisto richiedono una valutazione attenta. Occorre distinguere tra stabilità nominale e conservazione reale del capitale.
In un sistema monetario debole la qualità della moneta diventa parte integrante della gestione del rischio.
Valuta stabile e valuta debole
Una valuta debole è flessibile e può essere ampliata politicamente. Questa flessibilità consente interventi di breve periodo ma comporta perdita di potere d’acquisto nel lungo termine.
Una valuta stabile è limitata e non può essere espansa arbitrariamente. La scarsità impone disciplina. Il risparmio non viene eroso automaticamente. La Scuola Austriaca considera la stabilità monetaria il fondamento di una formazione di capitale sostenibile.
La qualità della moneta influenza le decisioni di investimento e l’orizzonte temporale degli attori economici.
Perché Bitcoin protegge nel lungo periodo dall’inflazione
Bitcoin possiede un limite massimo di 21 milioni di unità. Tale limite è integrato nel protocollo ed è garantito dalla rete decentralizzata. Mentre la massa monetaria dell’euro è cresciuta di oltre il 270 % Bitcoin rimane matematicamente limitato.
L’inflazione nasce quando la quantità di moneta aumenta più rapidamente della produzione reale. Bitcoin inverte questa logica. L’offerta è fissa la domanda varia. Non esiste quindi una diluizione strutturale.
Chi negli ultimi anni ha detenuto una parte della propria liquidità in Bitcoin si è sottratto al meccanismo di espansione monetaria. Gli aumenti di prezzo possono attirare attenzione ma il fondamento è la scarsità.
Bitcoin non è una promessa di rendimento ma una promessa di limite.
Conclusione
Dalla nascita dell’euro la massa monetaria è aumentata in modo sostanziale mentre il potere d’acquisto si è ridotto di oltre il 40 %. Anche tassi di inflazione moderati generano nel tempo perdite rilevanti. Questa dinamica è strutturale nel sistema monetario debole.
Per i privati significa riflettere sulla qualità del proprio risparmio. Per le imprese significa strutturare le riserve in modo consapevole.
Una valuta stabile conserva valore grazie al limite. Una valuta debole perde valore attraverso l’espansione.
La sovranità finanziaria inizia con la scelta consapevole della qualità della moneta.
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